«Noi figli dei sopravvissuti alle camere a gas di Birkenau non siamo normali. Lo sa bene la mia amata moglie e lo sanno i miei figli, e forse le mogli di tutti i figli della Shoah e i loro amati figli. Come prima le nostre madri o padri. Noi non abbiamo ascoltato solo parole dolci e tenere dai nostri padri, non solo favole ci è capitato di ascoltare, ma il silenzio impastato di lacrime e urla».
È così che Emanuele Fiano, oggi deputato del Partito democratico, in prima linea, da sempre, contro i rigurgiti del neofascismo e dell'antisemitismo, tratteggia in poche parole il senso di questo sentito memoriale. La storia della sua famiglia è segnata dalla tragedia degli scomparsi e dal dolore e dal ricordo dei vivi. Tra Nedo, il padre sopravvissuto ai campi di concentramento, ed Emanuele, il figlio politico, viene alla luce un rapporto fatto di silenzi, odori e mistero, tenerezze reciproche e scoperte rivelatorie. Il profumo di mio padre è il tentativo di un passaggio di consegne di una memoria preziosa e indimenticabile e una riflessione attualissima sul male e sugli orrori del passato; e, allo stesso tempo, un esempio di come si possa trasformare la catastrofe in un messaggio straordinariamente educativo per le generazioni future, come è accaduto con i libri di Liliana Segre e Primo Levi. Il profumo di mio padre. Leredità di un figlio della Shoah

Mi aspettavo di più ma forse è proprio la natura del libro, un tentativo di decifrare il proprio sentire di figlio di deportato nel lager, condizione non comprensibile alla mente umana se non l'hai vissuta, che non lo consente. È un dialogo con se stesso, all'affannosa ricerca di risposte che sono solo intraviste e non definite...mai lo potranno essere...Un grande vuoto creato dalla impossibilità del padre di comunicare quello che visto e vissuto, attraverso il quale Emanuele cerca di lanciare un ponte, per avvicinarsi e capire questo padre e la sua tragedia. Un ponte di corda, instabile, per nulla sicuro, sul quale si trova a camminare per raggiungerlo dall'altra parte sopra un precipizio, in una perenne metà strada, consapevole che non riuscirà ad arrivare dall'altra parte, dove ormai, negli occhi e nella testa del papà regna l'oblio.
Lo stile è artificioso e rende non facile la lettura. Non scende nel profondo scandagliando animi e storia più di tanto, forse perché non può o non vuole, per rispetto alla storia sua ma non sua...
iIl risultato è che non sono riuscita nell'immedesimazione che cerco in un libro e che mi riempie quando lo leggo.
Resta comunque un commovente omaggio d'amore verso un padre da capire con la sua tragedia ineguagliabile. Conoscevo Nedo Fiano, uno dei preziosi testimoni della Shoah, scomparso da poco, ahimè.
Ma non l’avevo mai collegato ad Emanuele Fiano, deputato del Partito Democratico.
Questo libro è stato dunque una scoperta, in tutti i sensi.
Emanuele, testimone “di seconda generazione” ha sentito, per tutta la vita, il peso del non-detto da parte del padre, come molti altri figli e figlie della sua generazione. Il desiderio di farsi portavoce di un’eredità importante ma scomoda, che si ha paura a scoperchiare: questo timore emerge nel libro, inframezzato ai ricordi di famiglia che scorrono avanti e indietro nel tempo. Ne deriva una testimonianza-poco testimonianza, una voce un po’ opaca, una narrazione non sempre fluida, poco emotiva, nonostante l’importanza del tema trattato. Ma, di fatto, si parla poco di quello e si parla molto della storia della famiglia, quasi il dolore del padre fosse un buco attorno al quale girare, in punta di piedi, con soggezione.
Sono da sempre interessata alla sotto-tematica dei testimoni di seconda generazione della Shoah, ma in questo libro probabilmente non ho trovato pienamente ciò che cercavo. Resta comunque una lettura preziosa per inquadrare meglio quell’uomo vigoroso, coraggioso e forte che è stato Nedo Fiano. Kindle Edition

Il

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